Questa mattina riesco a svegliarmi alle 6:30, per davvero e per le 8:00 la tenda e e altre cose erano già impacchettate. La sig.na Fina, la mia vicina di tenda si sveglia, prepara il caffè e me ne offre una tazza.
Il buon giorno si vede dal mattino.
Alle 9:15, parto, non mi sembra vero ma è successo. Ho impacchettato tutto e bene al primo colpo. Dopo una settimana, più o meno, questo è il tempo che ci metto a prendere il ritmo giusto e le gambe che girano in coppia con bici carica, bè certo salvo infiammazioni.

Parto solo con il caffè e subito una bella salita al 12% per farmi capire che sarà up and down anche oggi.

Arrivo a Palma di Montechiaro in torno alle 10:30 e seguendo la SS 115 vedo un benzinaio con bar. Mi fermo subito. Devo mangiare.
Nell’ordine prendo: due cannoli, uno ricotta e pistacchio e l’altro con crema, ma due signor cannoli, unn caffè, un calzone spinaci e formaggio, un panino con cotoletta da portare con me e una fanta.

I due baristi che mi hanno visto arrivare, mi fanno qualche domanda sono socievoli e simpatici, si chiamano Giuseppe e Giovanni, quest’ultimo soprannominato CR 7 come il giocatore di calcio, infatti ha una t-shirt con ricamata la sigla CR-7. Alla fine facciamo una foto insieme.

Bene ora posso ripartire. Ho tre litri di acqua ed energie sufficienti per pedalare.

Alle 12:40 sono a Licata, lungo la strada statale scorre in parallelo la spiaggia, molto bella, d’impatto, in questo punto la strada è a due corsie abbastanza strette ma in ogni caso il transito dei TIR non manca ed è un continuo suoni di clacson che avvisano il sopraggiungere.

Dopo circa un’ora ho nuovamente bisogno di fermarmi, trovo ristoro in un bar a Gela, lungo la statale, dove mi attende una birra fresca e una brioches con gelato. Di questo passo…torneró con la glicemia alle stelle 😆

Anche oggi il vento mi accompagna, sempre ben gradito, anche quando soffia contrario e anche oggi il percorso è up and down continuo.

Le sensazioni sono buone, il mood ottimo, grande sensazione di libertà. Inizio, verso le 16 a guardare i campeggi, sentendomi bene allungo la tappa e punto un campeggio a Marina di Ragusa. Su google maps mi da ancora 37 km. Fattibilissimi, oggi la gamba “spinge” e mi sento in forma.

Tutto bene fino a 15 km dall’arrivo. Ad un bivio sbaglio strada, segue una discesa in pendenza e mi ritrovo in dei campi su strada sterrata. Di rifare la salita non ne ho voglia e mi avventuro fra questi campi per comprendere se ci sia una via di uscita che riconduca alla carreggiata principale.

Ci metto mezz’ora abbondante a ritrovare la retta via, non ero in “una selva oscura” ma qualche difficoltà e rallentamento nel pedalare su sterrato con bici carica l’ho avuta.

Mi rimetto sulla “retta via” e alle 18:50 arrivo al campeggio “La Baia del Sole” dopo aver pedalato per 130 km con 959 m di dislivello complessivo.

Alla reception mi accoglie una ragazza simpatica di nome Silvia, scambiamo due chiacchere al di là della routine del check-in. Sistemo la tenda, lavo gli indumenti, faccio la doccia e al ritorno c’è un nuovo arrivo, un motociclista di nome Emiliano. Scambiamo subito due parole e decidiamo di andare a bere qualcosa. Il ritrovo alla reception.

Giunto alla reception, trovo anche Silvia in abiti civili, così tutti e tre andiamo a cena in un ristorante poco lontano. Una bella cena, condita da parecchie risate e autoironia da parte di tutti, ci si racconta, ogni uno con la propria storia, ogni uno di noi a seguire o a cercare il proprio filo “di arianna”, chi in moto, chi in bici, chi viaggiando per più continenti e fermandosi qua e lí per delle esperienze lavorative.

Poi capita che “casualmente” ci si trovi ad una cena e ci si fonda tra racconti, sorrisi, battute e sogni. Probabile che non ci si incontri più per tutta la nostra vita, ma fra qualche anno, andando in dietro con la memoria, magari spronata guardando una foto, ricorderò questa cena con Silvia ed Emiliano e anche se per poco rivivrò quel momento.

Durante i miei viaggi, spesso mi viene detto: ma come fai a viaggiare da solo? La realtà e che trovo la giusta dimensione per entrare in contatto con me stesso, per guardarmi dentro ed ascoltarmi. In realtà raramente sono tutto il giorno solo. L’uomo è un animale sociale e se ha la giusta predisposizione, credo, attiri a se persone simili. Le situazioni si creano, si cercano, vengono in contro a chi si apre.

Io durante i miei viaggi cerco di uscire dalla mia “zona confort” per mettermi in gioco, testarmi, migliorarmi e cerco di essere il più possibile “open-mind”.

Ora è tardi, domani non credo riusciró ad alzarmi presto. Amen, vuol dire che doveva andare cosí, fa parte del viaggio, vivo il qui ed ora, il presente, l’unico tempo che merita essere vissuto.