E’ un pò che ci penso, che immagino una pedalata su una lunga distanza, e dalle parti di casa mia, il Monginevro l’ho fatto, il Moncenisio pure, il lago di Malciassuia, anche il Pian della Mussa, tra i vari luoghi da me non ancora esporati c’è il colle del Nivolet a 2612 metri s.l.m. https://it.wikipedia.org/wiki/Colle_del_Nivolet

Sabato 18 vado a dormire con l’intenzione di alzarmi presto, così punto la sveglia alle 06.30. Riesco ad alzarmi, preparo una abbondante colazione, faccio alcuni esercizi di stretching per far carburare le gambe e verso le 08.00 riesco ad essere pronto per partire. Quasi una magia, pronto intorno alle 8 del mattino.

Fino a Feletto è la strada canonica che conosco a memoria, quella che percorro per recarmi in Valchiusella. Si può percorrere anche pedalando su ciclabili, decisamente più piacevoli , ma allungherei il kilometraggio e considerando che l’idea è quella di arrivare al lago di Ceresole a metri 1582 m s.l.m. https://it.wikipedia.org/wiki/Lago_di_Ceresole, opto per seguire la strada provinciale facendo comunque una fermata nella piazza centrale di Feletto.
Qui è sito il bar Cin Cin, bar di paese, ed io oramai da anni lo considero una tappa assodata per la pausa caffè. Chi ci lavora quando mi vede sa già che sono diretto in Valchiusella a Rueglio e che sia estate od inverno mi vede sempre arrivare in bici.
Questa volta dietro al bancone c’è Emanuele, dopo il caffè facciamo una foto insieme.
Con il barista due chiacchere si scambiano sempre, così dopo anni voglio dare un volto ed avere un ricordo fotografico da poter menzionare ed inserire nell’articolo, in un qualche modo il bar e chi ci lavora dentro è divenuto a far parte dei miei giri in bici in questa zona del Piemonte.

Sono le 10 del mattino, riprendo dopo la pausa caffè a pedalare e mi dirigo verso Castellamonte. Sulla strada vedo sul ciglio un ambulante che vende frutta, mi accosto e gli chiedo se ha delle banane. Me l’ero preparata la frutta, poi tra un esercizio di stretching e non so più cosa, l’ho dimenticata sul tavolo in cucina. Mi chiede quante ne voglia, gli rispondo un paio e lui mi offre un casco di tre banane e mi dice : “tieni, vai pure” . Ok sono mature, ma in ogni caso non era tenuto a regalarle. Lo ringrazio, riparto e dopo la chiaccherata con Emanuele questo è il secondo gesto gentile che ricevo nella mattinata.

La strada inizia a salire, alle 12:40 sono a Locana, all’ingresso del Parco Nazionale Gran Paradiso.

Proseguendo il fiume Orco costeggia la strada e tiene compagnia, prima di arrivare al lago di Ceresole bisogna attraversare: Roncore, Fornolosa, Jerener, Noasca, Pianchette per poi giungere a Ceresole. Tra Noasca e Pianchette, c’è la galleria, è consigliabile fare la strada sulla sx, asfaltata di recente per il giro d’Italia 2019. La galleria ha una lunghezza di km 3, 5, mentre il tratto esterno pedalabile di Km 3,7. Detta così si può pensare bè solo km3, 7, in realtà il mio Garmin ha rilevato pendenze al 15% soprattutto nella parte dei tornanti e con già un 80 di km nelle gambe ed il caldo, proprio una passeggiata non è.

Mentre pedalo in salita per questa stradina, incrocio diversi gruppi di ciclisti con bici da corsa in senso contrario, uno scendendo mi grida: ” vai vai che il meglio deve ancora venire”. Incoraggiamento che non tarda a divenire come il giudizio di una sibilla, un rettilineo e poi un’insieme di quattro tornanti spacca gambe.

Pedala, pedala e alle 14.40 sono al cartello, subito dopo la fine della galleria, con su scritto” Ceresole reale mt 1612″. Dal cartello pedalo ancora per circa tre kilometri e sono al lago, dove mi fermo a mangiare e riposare dopo aver percorso 92 km.

Sono le 15.00, mangio, mi disseto acqua e una birra media per reintegrare i sali minerali, la giornata è calda e soleggiata, almeno questa è la motivazione che vede il connubio birra e sosta, un connubio con valore aggiunto. Osservo il lago, le persone tutte alla ricerca del sole e di refrigerio con bibite fresche vista la giornata particolarmente soleggiata e non posso non pensare ai giorni di lock -down, apprezzando maggiormente momenti come questo.

Sono passate da poco le tre e mezza, 92 km nelle gambe e nella mente si fa insistente l’idea di pedalare ancora un pò, mi ripeto che, come spesso mi è capitato, io posso pedalare anche con il buio, ho l’impianto d’illuminazione. Guardo su google maps quanto manchi per arrivare al colle del Nivolet, in fondo sono giorni che penso a questo luogo.

Percorso su Youtube: https://youtu.be/JCcdDaW_ql0

Da dove sono, google maps mi dice che mancano 19 km al cartello : colle del Nivolet. 19 km, non sono pochi, specialmente con queste pendenze, con il mio carico, circa kg 25, tra bici kg 19, l’acqua L 1,5 e due borse e i 92km nelle gambe, ma, ma la voglia di continuare a pedalare c’è ancora. Vero anche che dopo dovrò tornare sempre in bici, penso che gran parte sarà in discesa e ancora mi aggrappo all’idea che potrò andare al mio ritmo, tanto ho anche le luci.

Riparto, l’idea è di proseguire, pedalare ancora un’oretta, giusto per andare oltre il lago di Ceresole. Durante la pedalata, incontro diversi ciclisti con bici da corsa che vengono in senso contrario, tornano indietro, in effetti per salire verso il colle, diciamo, che non è l’ora prescelta dai più.

Amen, io continuo e cerco di accendere la action-cam con comando da remoto, sul manubrio, purtroppo ho qualche problema e perdo circa mezz’ora per comprendere che cosa stia sbagliando.

Tra un colpo di pedale, una litigata con l’action-cam, un saluto a chi sta scendendo con mantellina, io sono sotto sforzo ma siamo in alta quota e la temperatura e il clima possono variare in maniera repentina e comunque a scendere bisogna coprirsi, le gambe non spingono e il corpo è fermo gettato in discesa.

Continuo a salire, ora il mio rapporto è un 24, corona avanti e un 32 dietro. Con questo rapporto, riesco, ancora a spingere senza imballare le gambe che iniziano ad essere provate, sicuramente la spasticità non aiuta a decontrarsi sotto sforzo, anzi…

Dopo Km 13,500 dal lago di Ceresole, arrivo al Lago Agnel dopo aver superato il Lago Serrù. Sono le 18.30, mi mancano km 5 al cartello del Colle Nivolet, potenziamelnte ce la posso fare, mi ci vorrebbe ancora un’ora di pedalata. Mi fermo, rifletto, devo tornare indietro in bici e dovrò ancora percorrere circa km 105, vero che molti saranno in discesa, vero anche che in un’ora farò parecchia strada, il giorno dopo dovrò lavorare, scendere troppo stanco è altrettanto pericoloso, impegnativo, dire : “ma si è tutto in discesa”…ni…bisogna rimanere concentrati e non sbagliare le traiettorie in curva. Decido che dopo 105 km, ultimi 13 km con dislivello di 780mt, sia giunto il momento di tornare a casa.

Ho il tempo di salutare e fare una foto a delle marmotte che sembrano vogliano dirmi: “dai Lupo, torna a casa”, mi vesto, indosso ilmwind-stop e sopra il kiway , sono le 18.40 e la temperatura si sta rapidamente abbassando ed inizio la discesa.

Quando inizio la discesa, ho due sensazioni, la prima è la percezione dell’aria fresca che stride fortemente con il gran calore che ho provato fin tanto che pedalavo in salita, uno sbalzo termico, enfatizzato anche dall’ora e dal sole meno a picco, la seconda sensazione è più simile ad un: WOW.

Gli occhi si riempiono del paesaggio appena scalato, con altra prospettiva e punto di vista e davvero ho la percezione di tutti i metri sui quali mi sono arrampicato. Il panorama è spettacolare, purtroppo, non mi sono fermato a fare foto, ma ho un video diviso in sequenze del tratto di discesa fino alla galleria di Ceresole, non particolarmente divertente ma rende bene l’idea .

La pendenza in discesa è notevole e bisogna impostare bene le traiettorie delle curve, che specialmente nei primi tornanti sono strette. L’andatura dopo sarà decisamente elevata, strada non troppo trafficata, l’ideale per la sciare andare un pò la bici dove possibile, dove la visibilità lo consenta. Fino alla fine della galleria di Ceresole, percorso a ritroso del tratto pedalato dal giro d’Italia nel 2019, le pendenze sono notevoli.

Durante il ritorno, sento un rumore nella parte anteriore, un qualcosa che sbatte. Cerco un punto sulla statale che mi permetta di fermarmi in sicurezza, fermo la bici, che ha il suo tempo di frenata considerando il percorso, scendo e controllo cosa sia successo. Il dispositivo che mi tiene l’amperaggio a 5V per poter caricare tramite USB i device si è sganciato dal suo alloggiamento e sbatte contro il portapacchi anteriore. Prontamente prendo un nuovo elastico e lo fisso. In quel momento un Bus di linea si ferma, il conducente apre la porta anteriore e mi chiede se sia tutto ok. Io quasi incredulo gli dico che non ho problemi meccanici e lui insiste chiedendomi da che parte sia diretto. Quando gli rispondo verso Torino mi dice molto naturalmente che volendo mi può cariare su con bici annessa e portare verso Torino. Me lo chiederà tre volte prima di richiudere la porta anteriore e ripartire.

Una parte di me, quella che era più orientata alla cena e alla doccia, ci ha pensato su qualche nano secondo, l’altra che ha spinto le ha fatto comprendere come ora che fosse tutta discesa non si poteva perdere la parte migliore.

Dopo questo episodio, insolito ma molto gradito, ho proseguito quasi senza fermarmi fino a Feletto. Spesso durante i miei viaggi, incontro persone gentili che si materializzano nel momento del bisogno. Io li vedo come degli “aiutanti”, come se il mio viaggio fosse una favola, dove l’eroe durante il suo percorso incontra gli opponenti che si interpongono fra lui e l’oggetto del desiderio ( esempio arrivare ad un colle con pioggia o qualche problema meccanico ) e gli aiutanti, persone che sono pronte a darti una mano che in un qualche modo entrano e vogliono entrare a a far parte della tua avventura, diventano il viaggio stesso, elementi che cambiano e arricchiscono il percorso con tinte forti che scaldano l’animo.

Arrivato a Feletto, ripercorro il rientro classico dalla Valchiusella, un 25 Km circa mi separano da casa, percorso che conosco a memoria.

Alle 23.30 sono davanti ad un piatto caldo, dopo 208 km percorsi, mt 2321 di ascesa totale e h: 12.39 di tempo complessivo, dati dati dal mio Garmin ( sperando che sia settato correttamente ).

Sono stanco, felice e con negli occhi e nel cuore la gioia e le sensazioni stupende provate durate tutta la giornata. Non sono arrivato al cartello del Nivolet, questi km 5 li vivo come una motivazione che mi spingerà a ripercorrere queste strade, ma sono soddisfatto per il giro complessivo, per la tenuta della mia testa, per aver percorso questa avventura con la mia fedele “WolfBike” che pur pesando parecchio non si lamenta mai per ciò che le faccio fare. Soprattutto sono felice pensando che pur avendo la sclerosi multipla e avendo spasticità alle gambe, la mia condizione fisica/atletica e mentale mi permette ancora giri di questo tipo. Un ottimo test in previsione del giro estivo di tre settimane che da fine Agosto inizierà.

Avere obiettivi è importante , per tutti, avere sogni anche, aiuta ad andare oltre i nostri limiti, andare oltre ad un corpo che pur convivendo con una malattia cronica, decide di mantenere le redini e condurre, con impegno, una vita ricca, piena di avventure e soddisfazioni.

Ora l’apertura dell’Associazione: 160cm APS è uno stimolo in più nel prosieguo del mio cammino.

Come spesso dico: Wolf VS sclerosi multipla: stay tuned !