L’8 Maggio sono stato impegnato in una visita di controllo, una risonanza magnetica encefalo e midollo presso l’ospedale CTO di Torino. Un esame lungo circa un’ora e mezza, diviso in due parti, la seconda prevede l’inoculo di un liquido di contrasto: “ La risonanza magnetica può essere seguita dall’iniezione di un mezzo di contrasto, una particolare sostanza paramagnetica (chelati del Gadolinio) in vena. Queste sostanze, si distribuiscono nei vasi e negli organi in maniera simile ai mezzi di contrasto iodati utilizzati per la tomografia computerizzata (TC).”
Come sempre sono andato con la mia bici da città, e come spesso ho fatto l’ho legata al palo vicino al parcheggio delle ambulanze stando ben attento di non intralciare il transito.

All’ingresso, vicino alla guardiola ci sono delle rastrelliere, quasi sempre occupate, ma sono quelle con il gancio, quindi bisogna sollevare la bici e appenderla dalla ruota anteriore, manovra per me scomoda.
Quindi quasi sempre la lego allo stesso palo, non c’é nessun divieto, c’é una telecamera che punta vero il parcheggio delle ambulanze ed é vicino all’ingresso, così sono più facilitato non dovendo fare né scale né rampe.

Dopo un’ora e mezza di risonanza esco un pò frastornato ma contento di pedalare. Sono circa le 16:00 e vedo la bici con i porta pacchi piegati. L’anteriore tocca la pinza del freno, quindi devo girare la bici, togliere la ruota e cercare di fare leva contraria per permettere alla pinza di arretrare e far scorrere la ruota.

Potete immaginare il mio stato d’animo, tra l’incazzato, triste, perplesso. Perché?
La bici mi permette di avere ancora autonomia é un vero e proprio prolungamento delle mie gambe. Questo é un danno non solo materiale ma anche morale, come togliere la stampella a chi ha difficoltà ad appoggiarsi sulle proprie gambe.

Il giorno dopo parto con la bici da viaggio verso la montagna.
Al rientro prendo la bici e mi accorgo che é inguidabile, storta. La guardo meglio e noto che chi ha fatto leva fra il palo a cui era legata e l’archetto ad U che la teneva in sicurezza ha fatto leva sul tubo orizzontale e l’ha storto piegandolo facendolo « spanciare » verso destra.

Davvero un problema! É acciaio, non di alta gamma, anzi, ma sempre acciaio é, così cerco un telaista che mettendolo su una Dima provi a raddrizzarlo, contestualmente cerco un telaio sostitutivo che possa montare i componenti che ho.

Nulla, trovo un telaista a Torino che mi dice che potrebbe provare a Settembre ma senza garantire il risultato. Bici 55×55 ( misura del telaio )con medesimi forcellini non ne trovo.

Torno a casa e ne parlo a Guido, il mio vicino di casa, Amico, anche lui appassionato di bici, da giovane correva in una squadra amatoriale e con il quale ad Agosto scorso sono andato al Moncenisio ed ho fatto qualche altro giro.
Guido é un uomo di 46 anni, di quelli che non parla troppo ma che sa intervenire quando occorre. Ha una natura buona, socievole e con una grande predisposizione nell’ aiutare il prossimo. Ad esempio un giorno eravamo in bici insieme per una commissione, pedalando ha notato una signora in auto in panne, con una ruota a terra. Ricordo che le suonavano tutti incarogniti, lui in maniera molto naturale l’ha invitata ad accostare a bordo strada, sceso dalla bici le ha cambiato la ruota, come se fosse uscito di casa per fare quell’ azione.
Più volte nell’ arco di quest’anno e mezzo in cui ho avuto modo di conoscerlo si é offerto di aiutarmi o di fare dei favori.
Anche in questa occasione non si é tirato indietro, mi ha detto: « tu trova due morse da falegname, io ho delle sbarre di acciaio ed una morsa grande, scaldiamo il tubo orizzontale con il fornelletto da campeggio e proviamo a raddrizzarlo…tanto peggio di così… »

Alle 23, avevo con me due morse da falegname, gentilmente imprestate dai miei amici Federica e Franco che di fatto fanno lavori di falegnameria e decorazione.

Il mattino seguente, in maniera molto artigianale, Guido ha predisposto tutto. Io l’ho aiutato ma lui ha diretto i lavori, ha dato i tempi per scaldare il telaio e ha applicato la morsa con tempistiche e punti dove fare pressione. Come ciliegina sulla torta ha posizionato la bici su tre sgabelli, poggiandola sul fianco sx ed ha premuto tre volte con forza, spingendo verso il pavimento, sul movimento centrale ( dove ci sono le pedivelle e i pedali ) per mettere in asse il carro ( la parte inferiore dove é attaccata la ruota posteriore).
Ragazzi…come per « magia » ora la bici é guidabile! Magari se fosse controllata con una dima risulterebbe non perfetta, ma vi assicuro che artigianalmente non era possibile fare di meglio.

É la prima volta che mi capita che « qualcuno » mi risolva un problema ( per me di fatto lo era ) in così breve tempo togliendomi da ricerche ansiose di una degna sostituta per muovermi in città. Sono rimasto stranito e ovviamente felice.

A volte quando penso alla mia casa, la « tana del Lupo », penso che non sarebbe potuta essere in nessun altro luogo in Torino. Oltre le caratteristiche peculiari e l’aiuto dei miei Amici per ristrutturarla, l’atmosfera data dalla presenza di Guido e sua moglie Marilena, rendono questo luogo accogliente, un luogo dove io davvero mi sento a Casa e dove mi concedo il lusso di abbassare la guardia e rilassarmi.

Grazie Guido, grazie di cuore !