La penultima settimana di Settembre mi vede impegnato a Padova per il : Padova Bike City https://padovabikecity.it/programma/

Sono stato contattato qualche tempo prima da Eleonora Bujatti organizzatrice del BAM insieme ad Andrea Benesso: https://www.bameurope.it/bam-2019/ raduno Europeo dei cicloviaggiatori e di chi ama la bici. La conobbi in questa occasione, dove sono stato invitato per raccontare la mia storia e il mio progetto, a Maggio, prima del mio viaggio di Luglio nei Balcani.

Ci sentiamo al tel e dopo un sincero e allegro saluto, Eleonora mi racconta di aver pensato a me e alla mia storia e di volermi a Padova per raccontarla e raccontare l’ultimo viaggio di Luglio attraverso i Balcani, da Trieste a Patrasso.
Le chiedo come io mi possa organizzare per il pernottamento in quanto il mio intervento è previsto per domenica 22 in torno alle 16 ma ho intenzione di andare il giorno prima per fare il tutto con calma.
Eleonora mi dice nella maniera con cui si parla ad un amico: posso ospitarti io, ci sono i miei bimbi ma una stanza per te c’è.

Eleonora l’ho vista una volta sola nella mia vita, al BAM a Maggio scorso e l’ultimo ricordo che ho di lei è un saluto amichevole condito da un sincero abbraccio con la promessa che le nostre strade si sarebbero rincontrate.

Cosí è stato. Sabato 21 Settembre, carico la bici sul treno e mi dirigo verso Padova. Come purtroppo è consuetudine in Italia, le bici possono solo viaggiare sui treni Regionali, quindi per arrivare a Padova ho dovuto effettuare due cambi: Torino-Milano, poi Milano- Verona e in fine da Verona a Padova. Il tutto infarcito da prova di sollevamento pesi e yoga mantieni calma perchè le carrozze adibite al trasporto bici, per non rendere il tragitto noioso, sono spesso provviste di tre scalini iniziali per l’ingresso dalla pensilina ma non termina qui, no, Trenitalia ci tiene a vederci ben muscolati e quindi per mantenere allenata anche la parte superiore e non solo le gambe, magari potremmo poi sembrare poco armonici, decide di inserire altri tre scalini per ubicare le bici, secondo loro, in posizione verticale. Bè il colpo di reni finale per sollevare la bici e incastrare la ruota anteriore al gancio preposto è un mix tra forza e tecnica, gesto sul quale ci si potrebbe allenare nel funzionale per non sfigurare durante un viaggio.

Anyway, arrivo a Padova un tantino stressato ma arrivo. Inserisco sul navigatore l’indirizzo e dopo qualche km dalla stazione vedo il viso sorridente di Eleonora che mi viene in contro e mi apre la porta del cancello di casa sua.

In quel preciso momento lo stress del viaggio “ai confini della realtà” si dissolve. Vengo accolto, invitato a lasciare la bici al coperto e introdotto in casa. Una bella casa con giardino. L’accoglienza non è solo data da Eleonora ma anche da 5 bambini/ragazzini ( oggi sono svegli e non è solo un modo di dire ) mi salutano: Anna e Giacomo, figli di Eleonora e poi Anna una loro amica e ancora Irene e Olivia figlie di Francesco, anche lui conosciuto al BAM e parte dello staff.

Mentre i grandi si assentano un momento per comperare le ultime cose per la cena, il resto della famiglia è impegnata in un gioco, mi spiegano che stanno riproducendo un gioco di un videogames, ma per giocare tutti insieme lo fanno dal vero. Una di loro è mascherata, la casa fa parte del gioco e il mostro ( chi possiede la maschera ) deve stanare e catturare il proprietario. Gli altri sono gli aiutanti del proprietario ( almeno questo è quello che io ho compreso 😅 ).

I bimbi mi inseriscono nel gioco, mi danno un ruolo e mi dicono che devo correre. Ah…io non riesco a correre, tanto meno per le scale. Mi viene chiesto il perchè e spiego con naturalezza che ho le gambe più rigide delle loro e che questa rigidità non mi permette di fare movimenti veloci.

Come se nulla fosse mi dicono: allora facciamo che… e cambiano, senza batter ciglio, le regole del gioco.

Mi fa riflettere molto, in un amen sono incluso nel loro mondo, nonostante io non possa seguire una delle loro regole, loro si adattano e adattano il gioco sulle esigenze di chi puó meno. Un esempio concreto di inclusione, di accettazione del diverso di equità.

Cosí con un gesto apparentemente banale e naturale esprimono senza troppi fronzoli ció che rende l’essere umano tale, sono in grado di dare, condividono. È logico pensare che se questo lo fa un bambino di 8 anni vuol dire che dietro c’è un genitore che è stato capace di trasmettere dei valori, vuol dire che questo bambino sarà a sua volta un adulto che trasmetterà questi valori.
Conoscendo la figlia maggiore di Francesco, Irene, comprendo ancora meglio la sensibilità e capacità inclusiva dei miei nuovi compagni di gioco. Irene come me ha una “diversità”, ragazza molto dolce e comunicativa, molto attiva a livello sportivo, infatti il giorno dopo al Padova Bike City sarà impegnata nel baskin https://it.m.wikipedia.org/wiki/Baskin_(sport) e nuovamente, non a caso, torna il concetto IN : come inclusivo.

Non potevo venir accolto in un modo migliore.

Dopo cuciniamo tutti insieme e passiamo una bella serata.
Il giorno dopo sono l’ultimo ad uscire di casa e a recarmi in piazza, dove pranziamo tutti insieme e dove rivedo una parte dello staff che conobbi al BAM come Pietro Osti, presentatore e viso del BAM. Ci raccontiamo un pó e il pranzo passa tra racconti e risate.

Dopo pranzo riprende la programmazione della manifestazione ma anche la pioggia, che in parte fa desistere i meno temerari. Verso le 16 la mia bici viene portata sul palco e Pietro con il suo fare allegro e spigliato mi introduce. È sempre un’emozione raccontare dei miei viaggi davanti ad un pubblico e ancor più del mio progetto : http://gofundme.com/160cm ma Pietro riesce a condurre il tutto con molta naturalezza e mi mette a mio agio, permettendomi di esprimere al meglio le mie emozioni.

Il pubblico presente risponde con entusiasmo e io sento l’abbraccio figurato sia di Padova che di chi dietro lavora per permettere tutto questo.

Terminato l’intervento devo recarmi in stazione per il rientro a Torino. Sarà il viaggio della speranza, con tanto di sciopero dei treni da Verona. Partito alle 18 da Padova, arriveró a casa alle 2:36 del mattino, forse avrei fatto prima a pedalare 😆.

Nonostante il disagio di Trenitalia, rifarei tutto, le emozioni che ho vissuto e il calore che mi hanno trasmesso Eleonora, Francesco, Pietro, Irene, il pubblico di Padova e la lezione di inclusione da parte dei bimbi, sono valse le ore e lo sbattimento su e giù per i treni. Grazie!

Mi auguro di partecipare ad altre manifestazioni organizzate dai ragazzi del BAM. Un rapporto che si è consolidato e che rispecchia il modo di essere di chi “sente” con la bici, un modo che, nonostante la pioggia, dentro porta il sole ed è in grado di donarlo.