Il 4 Agosto facevo le mie ultime pedalate da Vercelli a Torino, Km 103, per giungere a casa mia e chiudere con questa ultima tappa una bella avventura, esperienza, viaggio.

Entrando in Torino con la bici e dirigendomi verso casa ho proprio pensato: “ questa volta sarò a casa mia” , il luogo che mi rappresenta, la mia tana, “ la tana del lupo”. Questa però è una storia che merita un articolo a parte e di essere raccontata in un altro momento.

Sono partito il 10 Luglio, sapendo che sarei andato a Trieste con il treno, direzione? Ma nella mia testa c’era l’idea di arrivare in Grecia, non ne ero sicuro, perchè i km erano tanti e i giorni pochi, l’idea era questa.

Io sono solito non programmare nulla ma nulla nel vero senso della parola. Quindi una volta sul treno ho cominciato a guardare dei campeggi a Trieste e ho provato a contattarli. Cosí ne ho trovato uno aperto 24h. Alle 3 del mattino ero in tenda a dormire.

È iniziata cosí la mia avventura vacanza, 23km pedalati dalla stazione al campeggio. Arrivato a Trieste oltre l’una del mattino, per ritardi/scioperi vari dei treni.

Ho pedalato in Slovenia, l’unico paese di quelli attraversati in questo giro nei Balcani con piste ciclabili degne di nota.

Ho attraversato 6 confini e quando passi un confine ci si aspetta che qualcosa cambi, spesso ti rendi conto che è una linea immaginaria inventata dall’uomo, dove ciò che cambia è la lingua, la moneta, a volte usi e costumi, non necessariamente il percorso o paesaggio nell’immediato.

Poi ti addentri in un nuovo paese, è vero i modi di fare possono essere leggermente diversi ma c’è un sottile filo, impercettibile, invisibile ad occhio umano, che nessuna moneta, regola, lingua può spiegare, può descrivere, può regolamentare e sapete qual’è? È lo sguardo, la comunicazione che si instaura tra due esseri umani nel momento in cui gli sguardi entrano in contatto, l’empatia, l’umanità, la comunicazione può essere aiutata dai gesti e dal timbro di voce, anche se le parole non si comprendono, il timbro di voce si, i gesti anche, gli occhi parlano.

È non è un modo di dire o una frase fatta.

In Croazia, in qualche campeggio particolarmente turistico, con animazione e sicurezza all’entrata, ho notato subito lo sguardo di chi vedendomi arrivare mi ha percepito come un “fastidio”, timbro di voce duro, poche parole, assenza di sguardo empatico, nessun sorriso, indici puntati per indicare luoghi. Una non accoglienza.

Purtroppo in alcuni posti in Croazia ho avuto qualche difficoltà, li il turismo ha preso piede ed il dio denaro ha soppiantato l’uomo e tutto gira in torno unicamente al profitto.

Ok il denaro ha il suo peso, altrimenti io non potrei viaggiare, esiste però, almeno credo, un’etica che dia un peso a tutto, anche al denaro. In alcuni ció non è presente.

Poco male, ho trovato sempre una situazione alternativa e migliore che mi ha permesso di incontrare persone con cui confrontarmi e arricchirmi.

In Croazia ho dormito una sera in un prato, campeggio libero, vicino ad un camper, al mattino il proprietario del camper mi ha portato una tazza di caffè.

Sempre in Croazia dopo aver scalato il monte Ucka https://croatia.amatori.com/it/parchi-e-natura/ucka( mannaggia a me e quando mi è venuta la brillante idea di tagliare all’interno 😆) ho trovato il campeggio chiuso, chiedendo casualmente ho parlato con l’ex proprietario che mi ha fatto comunque entrare e pernottare nella struttura dismessa vicino a due cicloviaggiatori, una coppia tedesca di circa 50 anni, che stava ospitando. Il campeggio successivo era a 40 km ed erano le 22:30 di sera.

A loro volta questa coppia ha condiviso con me il cibo e l’acqua e il caffè al mattino.

La Croazia mi ha ricordato la Sardegna a livello paesaggistico, km e km senza nulla, un sali e scendi continuo, selvaggia con spiagge difficili da raggiungere, le migliori, le altre altamente “turisticizzate” con musica strutture per il divertimento, ombrelloni ecc ecc.

Per la Bosnia ed Erzegovina non ho molto da dire, ho attraversato solo la punta che si inserisce in Croazia, percorrendola per 10 km.

Il Montenegro un’altra sorpresa, decisamente meno selvaggio, persone affabili, bei paesaggi e un sali e scendi continuo, uno spacca gambe anche sulla costa, tranne qualche piccolo tratto.

Anche qui ho avuto modo di visitare non molto, ma le persone mi sono sembrate socievoli ben predisposte al turismo.

Poi sono entrato in Albania.

Non avevo idea di cosa aspettarmi, soprattutto a livello umano.

Così dopo i 131 km percorsi da Shkodra, arrivo in Albania con il buio. Dormirò nel campeggio poco dopo il confine a circa 12 km. Chi mi accoglie, fuori orario, mi dona un sorriso sincero e alla mia richiesta di pernottamento mi indica dove io possa piazzare la tenda, e mi dice serenamente che per le pratiche di registrazione posso fare tranquillamente con calma al mattino. Come già scritto, il campeggio è davvero ben curato, con bagni al di sopra di ogni più rosea aspettativa, un bar dove faccio una colazione abbondante, circondato da persone gentili. Mi accorgo presto che in Albania i prezzi sono davvero contenuti a fronte di una ottima qualità.

La gentilezza che contraddistingue gli autoctoni, continua durante il mio viaggio, anche Gaspare, gestore di un distributore di benzina a Rhanxa , dove mi fermo per ripararmi dal sole e sistemare la messa in sella con una regolazione alla sella Brooks, mi aiuta, mi offre dell’ acqua fresca e mi offre anche una corposa fetta di melone, raccontandomi della sua famiglia e dei due figli che lavorano in Italia, facendomi vedere dal cellulare le foto dei figli e dei nipoti.

Durante il percorso, su strade secondarie, rurali, le persone che incontro mi salutano, i bambini in bici mi seguono per qualche pezzo di strada e chi parla un pò di Inglese mi rivolge delle domande piene di curiosità.

La sensazione che ho mentre pedalo in Albania, è di essere ben accetto, di serenità, non avverto ostilità in nessun contesto.

Le strade non sono certo attrezzate per la circolazione delle bici, nonostante questo non mi sono sentito in pericolo, è vero che io sono abituato a pedalare nel traffico cittadino di Torino, in ogni caso, gli automobilisti hanno meno smania di “correre”, almeno sulle strade da me battute che cercano di essere le meno frequentate ma anche quando ho percorso quelle belle “incasinate”, bè non è andata malaccio.

A differenza della Croazia , l’Albania è meno selvaggia e si fa meno difficoltà a trovare attività e negozi lungo il percorso. L’accoglienza mi viene nuovamente dimostrata , nella quarta tappa in Albania che mi vede impegnato nel tratto più difficile quello dello scollinamento del monte Qafa el Llogarasë che fa parte del parco naturale: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_di_Llogara

la salita viene da me iniziata con già 60 km nelle gambe e durerà 23 Km, con continua pendenza. Il paesaggio che vedo una volta arrivato in cima è appagante e vale la pedalata, la discesa, come già detto è altrettanto impegnativa causa il vento. Per la velocità, sbaglio strada e non giro dove avrei dovuto, tiro dritto e passo il campeggio dove sarei dovuto andare a dormire. Nuovamente l’ospitalità Albanese mi viene in contro nelle fattezze di un signore di circa 60 anni, apicoltore, con una roulotte parcheggiata su una piazzola lungo la strada. E’ oramai buio, io ho percorso 94 km, sono stanco, vedo la roulotte, chiedo se sia un campeggio e dal momento che le gambe si fermano, mi rendo conto di aver finito la benzina. L’uomo di nome Ylli, mi dà un piatto con dentro del cibo, chiama il figlio che ha vissuto in Italia di nome Fil. Al suo arrivo decidono di ospitarmi, mi indicano dove poter piazzare la tenda, mi custodiscono la bici e mi preparano anche due uova e del pollo. Al mattino mi offrono una tazza calda di caffè e si sincerano delle mie condizioni. Che dire se non Grazie !

A Sarande, ultimo pernottamento in Albania, ho dormito in un campeggio sul mare, nuovamente ho trovato gestori molto disponibili, prezzi modici con buoni servizi, una famiglia Cecoslovacca che al mattino mi ha offerto la colazione. Sarande decisamente più turistica, ricca di ristorantini e hotel, ricca di turismo, colori e suoni comuni del turismo estivo.

Al mattino ( si fa per dire…io non parto mai presto ) si riparte e dopo 40 km e una scorciatoia per strade bianche alle 15:00 passo la mia sesta frontiera e arrivo in Grecia. Eccomi in Grecia, ci sono arrivato, ora non mi rimane che arrivare fino a Patrasso da dove mi imbarcheró per il rientro in Italia.

In 5 tappe sono al campeggio di Tsolis 28 km dopo Patrasso. Direttamente sul mare, qui mi fermo due gg a riposare prima del rientro.

Conosco Marco, un uomo di 53 anni, insegnante di yoga e massofisioterapista. Anche lui in bici, originario di Voghera, lui è diretto ad Atene dove si ricongiungerà con la sua compagna. Sono due giorni spensierati e da turista, tra una birra, un bagno, una birra e la cena, una birra e un aperitivo, una birra e…in compagnia si beve meglio e con piacere 😆.

Il primo Agosto riparto e mi dirigo a Patrasso, la sera ho il traghetto che mi porterà a Venezia, ci sono una 30 di km da percorrere, saluto Marco e con calma mi avvio e pedalo. Faccio rifornimento di provviste da portare sul traghetto e proprio giunto a Patrasso…dopo quasi 2000 km, buco 🤣.

Ci voleva no? Fortunatamente me ne accorgo e li vicino c’è un negozio di bici da cui mi faccio prestare una pompa da negozio e cambio la camera d’aria. Tutto ok, con calma.

All’imbarco incontro una coppia di cicloviaggiatori, con cui sulla nave faró amicizia, Jakub e Patrycja. Sono una coppia Polacca, giovane hanno circa 25 anni, entrambi hanno preso aspettativa per un viaggio di tre mesi per l’Europa. Belli. Persone socievoli ed altruiste. Sul ponte pioverà e ci ritroveremo a dormire vicini nella parte interna messa a disposizione. Al mattino faremo colazione insieme e ci scambieremo esperienze di viaggio.

Arrivato a Venezia decido di pedalare fino a Vicenza, poi prendo un treno fino a Milano Centrale e da li pedalo fino a Monza, vado da mia cugina e suoi amici, cosí da passare la serata insieme.

Il giorno dopo, torno a Milano in bici, prendo un treno per Torino, sopra incontreró Torsten from Erlangen, Germany, con una bici Salsa in titanio super attrezzata e scambieremo opinioni sul viaggiare in bici fino a Vercelli, dove decido di scendere per ultimare il mio viaggio pedalando. Arrivo a Torino fra le strade che conosco come le mie tasche, fra i luoghi che hanno accompagnato la mia crescita e mi reco in Piazza Vittorio al locale LAB, dove ho fatto l’intervista al salotto di MAO, il giorno prima di partire.

Poi a casa mia. Si chiude cosí questa avventura dopo 21 giorni e 2107 km pedalati, sei frontiere e molte emozioni e volti amici che mi hanno aiutato e accompagnato in questo viaggio

Le macchine sgangherate, altro che euro 5/6/7..l’assenza apparente di regole, niente casco per le moto e motorini, cinture di sicurezza inesistenti e parcheggi improvvisati. L’offerta di case in affitto con persone sedute sul ciglio della strada con cartelli in mano nell’attesa, i sorrisi delle persone incontrate, i saluti, le domande curiose e gli occhi di chi ho incrociato. La famiglia Albanese che mi ha aiutato dopo lo scollinamento del monte maggiore, le due giornate con Marco, l’acqua e il melone donato da Gustavo, i suoni del clacson di qualche auto che passando ti incoraggia in salita, ad occhi lontani impegnato ad espiare chissà quale colpa ma in cuor mio a ritrovarmi e ascoltarmi e testarmi. La sensazione di libertà e di decisione all’ultimo. L’addormentarmi cullato dalle onde del mare e il non sapere quale giorno della settimana sia. Il fare tutto con le mie gambe, quelle che faticano ad avviarsi al mattino, quelle alle quali devo dedicare parecchio tempo ed energie per far si che continuino a portarmi dove la testa vuole e dove la malattia cerca di porre limiti, in questo braccio di ferro continuo dentro di me tra contrastare e accettare in un equilibrio precario, come quello che si ha in sella ad una bici.

Tutto questo lo porto dentro di me e riaffiora in questi primi 15 gg di ritorno alla routine cittadina. Le persone i luoghi bisogna attraversali e confrontarsi, non c’è una “nazionalità” migliore o peggiore, sono le persone, in base alle proprie esperienze e cultura che fanno la differenza. Il viaggio ti aiuta a comprenderti e a comprendere anche ció che puó a prima vista sembrare diverso. Il “diverso” puó spaventare finchè rimane lì fuori, accoglierlo fa comprendere che non è poi cosí “diverso” da te. Questo vale da entrambe le visioni. La stessa faccia di una moneta che senza le due facce diverse ma uguali non ha nessun valore di scambio.

Ringrazio a chi ha permesso che tutto questo potesse capitare ancora, i ragazzi di TBE: Torino Bike Experience: https://www.torinobike-xp.it/ che mi hanno preparato la bici e supportato al cell durante qualche problemino meccanico, grazie Alessandro, sempre molto disponibile.

Ringrazio Silvano Grasso: http://www.silvanograsso.it/ amico che prima di partire mi ha regalato sue esperienze di viaggio e consigli utili e che nel momento del bisogno durante il viaggio ha continuato a supportarmi.

Ringrazio TUTTI gli amici e conoscenti che stanno donando e hanno donato, supportandomi anche psicologicamente per il progetto di http://gofundme.com/160cm.

Ringrazio la D.ssa Paola Cavalla, responsabile del dipartimento Sclerosi Multipla dell’ospedale Molinette di Torino per avermi anticipato gli esami ematologici i primi di Luglio in maniera da potermi dare l’opportunità di “allungare il guinzaglio” e poter fare le ferie dal 10 Luglio al 4 Agosto, per un ritorno il 5 Agosto per esami al mattino e poi al lavoro.

E ringrazio me stesso per essermi risollevato dopo tre mesi di ricovero dell’estate scorsa, ipertiroidismo, prostatite ecc…ed aver fatto esercizi continuativamente mattina e sera per recuperare al meglio.

In queste due settimane un pó sto riposando ma ho in mente nuovi progetti e viaggi.

Un arrivederci al prossimo viaggio