Mi sveglio nel campeggio di Fier con il canto del gallo, a ben vedere lì vicino c’é un pollaio. Mentre inizio a chiudere la tenda vedo anche dei conigli, tutti insieme appassionatamente e poi ci sono io con la bici, che probabilmente invado il loro spazio.

Con calma, come sempre, chiudo tutto, preparo la bici e mentre sono intento a finire i preparativi mi raggiunge il signore che mi ha accolto la sera prima. Durante la notte c’é stato il nipote, fa la guardia notturna alla rimessa auto che é prima del « campeggio » e mi dice: tu non paghi, quando vuoi puoi andare. Rispondo con un grazie secco.

Prima di andare via passo a salutarlo e lui mi dice che il nipote ha dato un’occhiata al mio BLOG, la sera prima mi aveva chiesto cosa fosse 160cm.it, gli avevo risposto che era il mio BLOG e mi dice che gli ha raccontato che ho una malattia.

Ecco i « privilegi » ci sono, dovrebbero metterlo come regola: esenza da ticket per il campeggio 🤣.

So che sarà una giornata lunga e che dovrò affrontare una salita impegnativa, dopo Valona, sul mare, quindi pianeggiante, dovrò superare il monte Qafa el Llogarasë che fa parte del parco naturale: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Parco_nazionale_di_Llogara.

Durante il percorso per Valona, in senso opposto incontro una coppia di cicloviaggiatori Belgi, ci salutiamo e scambiamo due parole sull’itinerario. Dal 60 al km 67, inizia a salire ma con pendenze ancora accettabili.

La salita complessiva sarà dal km 60, sul mio conta kilometri al kilometro 83.

23 km, 23 km senza sosta, con pendenze del 10%, credo anche di più, che con bici carica vuol dire che non esiste inerzia di pedalata, si spinge solo !

Per chi é di Torino/Piemonte, giusto per dare un’idea da Susa al Moncenisio sono 20 km di salita.

Qualche volta mi sono fermato e specie negli ultimi km, ho dovuto davvero concentrarmi, fissare un punto dell’asfalto, non troppo avanti, respirare bene e seguire il mio ritmo, step by step, una pedalata dopo l’altra. Sapevo che, dopo alcuni tornanti, se mi fossi fermato, avrei avuto difficoltà a ripartire. Arrivato all’ultimo km, detto da uno con il camper che stava scendendo e lo ringrazio per avermi dato un riferimento, non ne avevo più.

Nei momenti più duri ho pensato all’anno scorso, al ricovero al Centro di Recupero e Rieducazione Funzionale di Moncrivello, ai pazienti lì a ciò che ho vissuto all’impegno che ho messo per essere nella condizione di tornare a viaggiare in bici e mi ripetevo che io le gambe le ho ancora e le devo usare, me lo devo !

Alle 19:53 sono in cima, dopo aver scalato un dislivello di mt 1035 dal livello del mare di Valona.

Mi copro, c’é vento e la temperatura é decisamente inferiore.

Tutta questa fatica viene appagata da un panorama bellissimo, la montagna a strapiombo sul mare, con una vista da 1000 mt su tutto ciò che si vede finché l’occhio riesce. Faccio qualche foto ma non può rendere l’idea.

Segue una discesa lunghissima, fatta di tornanti, c’é molto vento e inizia ad essere buio e i video e le foto fatte dalla action cam, purtroppo sono quasi inutilizzabili.

Avró a lungo il ricordo di questo panorama e delle sensazioni che ho vissuto sia durante la salita che durante la discesa, per nulla semplice causa il forte vento, le pendenze e il buio.

Nel percorso c’é un campeggio che mi attende, ma arrivato nel punto in cui devo girare a dx, me ne accorgo tardi e tiro dritto, sono troppo veloce per riuscire a fermarmi, riusciró circa un 150 mt dopo…tardi. Di risalire non se ne parla proprio. Ok vado verso il paese, qualche cosa troverò.

Terminata la discesa, ricomincio a pedalare, e sulla mia sinistra vedo una roulotte, proprio prima dell’inizio di una nuova salita.

Mi fermo, chiedo se sia un campeggio. Mi risponde un signore che mi dice che produce miele. Parcheggio la bici, scendo, mi siedo lì vicino. Ho terminato le batterie, lui cerca di spronarmi, dicendomi che dopo 8 km sarò in paese, che la strada non sale più ecc..ma io non ne ho più.

Gli dico che da li non riesco più a muovermi. Lui parla qualche parola d’italiano, comprende che sono cotto e mi porta un piatto con del formaggio, pomodori, cetrioli e un dolce al miele. Nel frattempo ha chiamato il figlio che sta arrivando e parla italiano.

Arrivato il figlio, gli spiego la situazione, lui parla con suo padre, il figlio di nome Fil e suo padre Ylli, mi dicono che posso montare la tenda lì, e la madre mi prepara due uova e del pollo.

Mi fanno sedere al loro tavolo e mi fanno mettere la bici al riparo. Fil mi racconta che in Albania c’é un codice penale ed uno d’onore che prevede che si aiuti chi é in difficoltà.

Una volta che ho finito di cenare Fil con moglie e figlia mi salutano e vanno via. Io vado a dormire, stanco con un senso di gratitudine verso questa famiglia che mi ha accolto ed aiutato.

Al mattino seguente, troverò Fil al mio risveglio, che mi offrirà una tazza di caffé e si sincererà delle mie condizioni fisiche.

É stata davvero una giornata che ricorderò a lungo, dalla generosità del proprietario del campeggio di Fier che non ha voluto soldi, la salita con il panorama incredibile e l’accoglienza di questa famiglia Albanese che mi ha aiutato e sfamato senza chiedere nulla in cambio.

Queste emozioni fanno bene all’anima, sono una terapia naturale e ti fanno ricredere sul genere umano.

Grazie ancora a Ylli e Fil.