Mi sveglio nel campeggio di Shkroda, come avevo intuito è bello, nel senso che è curato, ci sono prese della corrente in bagno, nel bar vicino ai tavoli, non è grande ma ben studiato. Faccio colazione al bar e due chiacchere con chi ci lavora ed un ragazzo Turco, anche lui ospite, ha 24 anni e sta facendo la sua vacanza in senso opposto al mio, a piedi ed in auto stop.

Me la prendo con calma, pur essendomi alzato presto, in torno alle sei, parto alle 11.

Nel frattempo ho fatto colazione, scritto i due articoli precedenti, preparato la bici, doccia ecc ecc.

La tappa di oggi si presenta pianeggiante, almeno sulla carta. Arrivato a Rhanxa, cerco un pó di ombra per registrare il tiraggio della sella Brooks. La trovo da un benzinaio gestito da Gaspare, mi chiede di cosa abbia bisogno gli spiego che cercavo un posto riparato dal sole per regolare la sella e gli faccio vedere la chiave apposita. Poi gli chiedo dell’acqua e lui molto gentilmente mi offre una bottiglietta fresca. Mi chiede di dove io sia e quando gli dico Italiano mi fa un grande sorriso. Mi racconta che più di 20 anni fa ha lavorato vicino Firenze, infatti qualche parola in italiano la ricorda.

In tanto la mia attenzione viene catturata da un carretto trainato da un asinello. Gaspare si avvicina a lui e torna con un melone che vuole condividere con me e mi taglia una generosa fetta. Nel mentre mi fa vedere le foto dei suoi 4 figli, due dei quali vivono in Italia e dei rispettivi nipotini.

Mi chiede se ne voglia ancora, non mi sembra davvero il caso e devo ripartire. Ci salutiamo e mentre ci stringiamo la mano mi dice che se dovessi passare ancora di li Gaspare mi darà una mano.

Mi rimetto a pedalare e sulla strada incontro il carretto trainato dall’asinello. Lo sorpasso e il proprietario mi dice qualcosa, allora mi fermo e lo aspetto. Si avvicina e mi chiede ( tutto condito da gesti, ma ci si comprende comunque ) se facciamo una foto insieme.

Detto fatto. Sto percorrendo tutte strade secondarie, nei paesini nella parte rurale. Quasi tutti quelli che incontro mi salutano. La strada principale è spesso a sole due corsie di marcia e molto trafficata, quindi quando posso viaggio su strade secondarie.

Arrivata ora di pranzo mi immetto nella strada principale per cercare un posto dove mangiare, vicino ad una stazione di benzina, trovo un ristorantino e mi fermo. Sono a Lezha.

Riparto e non so come sbaglio strada, ricalcolo il percorso e mi inoltro all’interno campagna su strade bianche. Faró molti chilometri su strade bianche e la cosa che mi colpisce maggiormente è vedere come ke persone siano cordiali, salutino o proprio chiedano da dove venga.

I bimbi, alcuni con la bici mi seguono e chi con in pó di inglese chi con un gesto mi salutano e mi seguono per un tratto. ( alcune foto devo scaricarle dall’action cam )

Davvero una bella sensazione, sempre preferito i piccoli centri dove le persone mantengono il contatto umano, magari non hanno il vestito alla moda, sicuramente nel bisogno mi darebbero una mano ( come già capitato ) a differenza dell’indifferenza delle grandi città.

Gli ultimi 15 km sono su strada normale, trafficata con molti camion, e scorso un insegna con scritto camping a 500 mt, non era il punto che mi ero prefissato ma dopo 105 km, la fame che bussa e la voglia di rilassarmi, devio a sinistra e mi dirigo verso questo campeggio.

Piazzola in erba, curata, ci sono due camper, ed un ristorante con reception, delle camere e una piscina ( siamo all’interno a circa 20 km da Tirana ).

Scambio due parole con una famiglia seduta vicino al camper, sono Olandesi e mi invitano a mettere la tenda vicino a loro.

Mi sistemo e poi approfitto della piscina, faccio qualche vasca per rilassare la muscolatura, il mal di schiena persiste, oramai oltre alla spasticità è la mia seconda compagna in questo viaggio…vedi a diventare famosi? C’è chi ti segue 😆

Dopo la doccia, una cena comoda e abbondante. È stata una giornata lenta e piena di visi sorridenti che ho incontrato, direi un’ottima giornata