È venerdí 17, per molti sinonimo di “sfiga”, per me l’inizio di una bella giornata, di una nuova avventura. Mi alzo abbastanza presto, vorrei prendere il treno delle 8:30 da Porta Nuova, mi preparo..sono con il tempo contato ma ce la posso fare. Pedalo verso la stazione e…… “acciderbolina” ho dimenticato pompa e camera d’aria. Ok, devo per forza tornare in garage a prenderle, non posso proseguire senza.

Faccio un respiro e penso: “doveva andare cosí” il prossimo treno sarà fra circa due ore, farò Torino -Milano, poi Milano-Pavia. L’idea è quella di pedalare da Pavia a Mantova. Al BAM voglio arrivare pedalando!

Sarà un lungo weekend all’insegna della pioggia, ma nonostante tutto, pernotterò in tenda. Cosí, come se fossi in uno dei miei viaggi, tenda, indumenti waterproof, e il sole nel cuore, curioso di immergermi in questi tre giorni a Mantova.

Arrivo a Pavia per le 14:00, cerco di capire quale sia la direzione da prendere ed inizio a pedalare. Fà caldo ma il cielo è coperto, uggioso, le nuvole fanno da cappa pronte a svuotarsi in serata.

Il percorso è quello lungo il fiume Pò, un leggero falsopiano, che si sviluppa in linea retta fino a Mantova.

Arrivo a Cremona poco prima delle sette di sera, mi fermo a fare il secondo rifornimento di energia, mangio una delle fette di pizza che mi sono portato per il viaggio e la frutta. Con le due pause mi sarò fermato complessivamente un 40’, 45’ minuti. Metto il gilet catarifrangente ad alta visibilità e mi preparo a pedalare in notturna.

Mi rilassa pedalare al crepuscolo e di notte, l’impianto d’illuminazione della bici mi permette di pedalare in sicurezza anche su strade non illuminate. Ciò si sposa con il mio ritmo lento, vuoi per il peso della bici, vuoi per la mia forma fisica non più al 100%…in ogni caso questo mi permette di percorrere lunghe distanze a discapito delle ore di luce.

Da Cremona a Mantova il navigatore mi da un circa 67 km, pedalo per strade non illuminate, con poche auto, mi sento quasi ovattato e mi chiedo dove e a che ora pianterò la tenda. A circa un’ora e mezza dalla meta, inizia a piovere. Bene, era nell’aria e mi serve per spronarmi.

Arrivo a Mantova alle 23:20, mi fermo a fare qualche foto al Palazzo Ducale, illuminato e maestoso, mi piace pensare che mi dia il benvenuto dopo le ore passate in bici.

Mi dirigo verso il lungolago Gonzaga, di fronte a Palazzo Ducale dove è sito il Village, qui si deve fare la registrazione per poi accedere all’area Camp dove si può pernottare con la tenda. Mi chiedo: ci sarà ancora qualcuno? Vedo stand di bici, scendo in sella alla mia bici, curioso e mi dirigo allo stand del BAM, chiedo di Maila, la ragazza dello staff con cui mi sono tenuto in contatto, lei appare e come prima cosa mi offre una birra. Poi conosco Francesco, si occupa della ristorazione e comprendendo il mio stato dopo Km 167, mi dà qualcosa da mangiare.

Come accoglienza a mezzanotte, direi non male. Mi dirigo all’area Camp, monto la tenda sotto la pioggia e al buio ( uso la torcia frontale che porto sempre con me nei viaggi ), faccio la doccia e alle due meno dieci mi faccio avvolgere dal sacco a pelo, felice di essere arrivato a Mantova pedalando.

Nonostante la pedalata, alle 8:30 mi sveglio, un pò di stretching per carburare e sotto una pioggerellina fine mi dirigo al Village per fare colazione e curiosare fra gli stand. Al Bar trovo Francesco, lo ringrazio per l’accoglienza al mio arrivo e faccio una colazione abbondante. Mi sento nel paesi dei balocchi, i marchi di bici più famosi, posso vedere e toccare con mano alcune bici, provarle, guardare attrezzature e vestiario.

Noto un ragazzo con un microfono in mano che fà interventi, dall’aria simpatica, sorridente, è Pietro il presentatore dell’evento. Mi fermo a scambiare quattro chiacchere, mi presento e chiedo a che ora inizieranno gli interventi, ho voglia di fare un giro per Mantova, per visitarla. Alle 15 inizieranno, ho tutta la mattinata per girare, la pioggia da un minimo di tregua e inizio a pedalare verso il centro. Per pranzo vado in una pizzeria, il proprietario gentile mi fa mettere la bici all’interno del dehore. Bella Mantova, ricca di storia e di piste ciclabili.

Inizia il sabato pomeriggio dalle 15 con gli interventi dei cicloviaggiatori, il tutto si sarebbe dovuto svolgere dal palco ma vista la pioggia, si è optato per radunarci sotto i tendoni della zona bar. Contesto intimo, tutti alla stessa altezza, tutti asciutti.

Ascolto i racconti di Valentina Brunet, che ha girato l’Asia, percorrendo fino a Mantova 20.000 km, Dino Lanzaretti, che dopo aver percorso la Siberia in inverno, arriva da un viaggio in Patagonia, Willy Mulonia, l’Alaska in bici in inverno e molte altre avventure che racconta, Simone Lunghi, che con un connubio bici pieghevole, la Brompton e il sup gonfiabile percorre fiumi e strade asfaltate, poi in viaggio con Tina, una coppia che viaggia in bici portandosi il proprio cane in un carrellino per i bimbi modificato, Paolo Pileri, il responsabile scientifico del progetto VEnTO, pista ciclabile che unirà Torino a Venezia. Ascolto ancora con interesse Ilaria Corli, ultracycling! Lei pedala davvero forte, la Trans Am Bike Race: 6900 km in 33 giorni nel 2016 e detentrice del Triathlon più lungo al mondo: 7000 km tra nuoto, bici e corsa lungo il periplo occidentale dell’Europa in 80 gg. Una media di 10 km al giorno a nuoto. Personalmente le ho fatto alcune domande, sull’alimentazione ecc..

Lei preferisce allenarsi in solitaria, la comprendo bene, è una donna socievole che però sà stare ore da sola ascoltandosi. Questa necessità e sensazione la provo durante i miei viaggi di un giorno come di un mese…

Dopo il suo intervento, Pietro ( il presentatore) mi invita a parlare in prima persona. Per l’occasione ho una maglietta con la stampa del nome del BLOG : 160cm.it

Ilaria mi passa idealmente il testimone, mi ritrovo cosí dall’altra parte, in prima linea, come spesso mi è capitato nella vita, sia nel bene che nel male. Pietro mi introduce e poi mi lascia la parola. Non mi sono programmato nulla, cerco di essere chiaro e conciso ed inizio a raccontare della mia passione per la bici, il mio passato da atleta e la scoperta della malattia…come un’auto ai 180km in autostrada a cui viene tirato il freno a mano…racconto brevemente dei viaggi, del mio non programmare nulla e dopo il ricovero per la fisioterapia al Centro di Recupero e Riabilitazione Funzionale di Moncrivello, l’idea di utilizzare i miei viaggi per fare un crowdfunding e comperare il macchinario delle onde d’urto radiali ( onde d’urto che agendo sui fusi neuromuscolari, modulano l’allungamento delle fasce muscolari inibendo la spasticità ) e donarlo all’ospedale delle Molinette, cosí da creare un asse che possa accompagnare il paziente con spasticità a fare un mese di fisioterapia intensiva a Moncrivello e poi seguire le cure con le Onde D’urto Radiali a Torino.

Che emozione, non mi sarei mai aspettato tanto calore, applausi, interesse da parte di persone che mi hanno sentito/visto per 20 minuti. Ho visto qualcuno con gli occhi lucidi…a me sembra, oramai, parte della mia quotidianità, mi alzo, faccio gli esercizi per le gambe, lavoro e poi o nuoto o palestra o bici nel weekend.

Per me é stato naturale andare in bici al BAM, fa parte del mio mondo. Io credo che sia un proprio Dovere essere attivi e provare a fare di tutto per contrastare una malattia, non si può essere passivi e lasciare il compito solo ai medici…il malato sono io, IO devo tenere a me stesso e lottare !

Ripeto che Emozione, anche dopo l’intervento, le parole di Francesco, Pietro, gli organizzatori del BAM, Andrea ed Eleonora, la stessa Ilaria, lei Atleta ancora in attività mi ha ringraziato per il messaggio che ho cercato di trasmettere.

Sinceramente, io ho raccontato qualcosa della mia vita, così come faccio con i miei amici, sono questo, penso, faccio e dopo racconto.

Provare a ribaltare il punto di vista, vedere un problema come un’opportunità, cercando di creare qualcosa di positivo e che possa aiutare me e molti altri, un atteggiamento mentale alla vita.

A livello psicologico é stato pazzesco, ho sentito una forte carica ed ho avuto conferma che questa sia la direzione giusta e che devo perseverare con il mio progetto.

La sera poi, il DJ ha messo musica fino a tardi e preso dall’euforia e dal clima spensierato, ho anche ballato ( a modo mio ).

Domenica mattina, Al risveglio pioviggina, ma le nubi sono cariche. Chiudo la tenda, saluto la sorveglianza del Camp,che mi ha dato una mano a spostare la tenda sotto un tendone…e passo dal Village per la colazione e per salutare lo staff del BAM. Li saluto tutti, la sensazione é quella di un arrivederci, come quando si va a trovare un amico che si rivedrà più in la. Tutti, ripeto tutti hanno avuto parole positive e di incoraggiamento. Incrocio anche Eleonora, l’organizzatrice, mi abbraccia e mi conferma già per la prossima edizione, augurandoci entrambi che il sole sia anche fuori a scaldare le nostra pelle, quello dentro nessuno può farlo tramontare.

Vado in stazione a Mantova, mi informo su un treno per Milano, sono le 10:30….penso che non posso non pedalare, l’umore é a 1000, sono carico, e anche se la pioggia mi accompagnerà incessante per tutto il tragitto, pedalo fino a Cremona, 70 km sotto la pioggia ma con il sole dentro e una carica e sensazione di libertà difficili da esprimere. Arrivo a Cremona per le 15:00 e prendo un treno per Milano.

Così dopo Km 267, sono a casa, felice, umido e con un bagaglio personale allargato. La sensazione che mi lascia questa esperienza é di enorme ricarica mentale e fisica.

Grazie BAM, per l’opportunità che mi hai dato, grazie a tutto lo staff, alle persone che mi hanno ascoltato e che con messaggi, anche dopo la manifestazione, mi hanno ancora dato supporto. Mi sono sentito « normale », sono stato guardato con occhi che sono andati oltre la malattia..ho avvertito empatia, la pioggia é stato per me solo un contorno. Ora mi preparo psicologicamente al cambio terapia del 30/5…ma con una carica diversa e con in mente un obiettivo da raggiungere con il prossimo viaggio !