21-07-2018 Second discarge from hospital

Il 21-07-2018 vengo dimesso. É un sabato, giorno insolito per una dimissione, che io sappia di norma le dimissioni avvengo infrasettimanalmente.

Ricoverato nel Dipartimento di Medicina Interna del Prof. Montrucchio, seguito durante tutta la permanenza dal Dott. Casella e la D.ssa Raineri i quali concordano una dimissione nel weekend.

Per il ricovero, avvenuto il 13-07 sono passato dal pronto soccorso come da accordi interni fra la D.ssa Cavalla ( responsabile della Neurologia delle Molinette ) e il Dott. Baron. Mi viene immediatamente inserita una canula e iniziata la terapia antibiotica per vena con il Tazocin. Successivamente vengo ricoverato la prima notte presso l’ O.B.I.  Osservazione Breve Intensiva, nell’attesa di essere spostato al primo piano nel reparto del Prof. Montrucchio.

Ad ogni modo, dopo questa breve digressione per dare tesa e coda, sabato 21 mi viene tolta la canula per le flebo, dato il libretto con il tagliando effettuato e mi accingo a salutare lo staff presente medico/infermieristico nell’attesa che Andrea, un amico venga a recuperarmi.

Questo ricovero mi ha dato modo di riflettere molto, moltissimo.

Il reparto di medicina generale é un reparto come dire  « spesso », nel senso che davvero entri in contatto con realtà disparate. Le prime tre notti ho avuto la fortuna di passarle in una stanza da solo, la stanza dedicata ai malati infettivi, un’ utopia, dove sono riusito ad isolarmi dal contesto di un reparto ristrutturato una decina di anni fà, con stanze con aria condizionata e tv, per me superflua ma per molti di compagnia.

Poi come giusto che sia, arrivato un malato che  esigeva l’isolamento sono stato spostato.

Ricollocato in una stanza con altri tre pazienti, ammetto che la cosa mi ha innervosito/destabilizzato, in quanto la mia preoccupazione principale durante i ricoveri é il riuscire a dormire…poi essendo immunosoppresso meno stò a contatto con altri malati..meglio é.

Durante un ricovero  non c’é solo l’aspetto della propria situazione personale che già impatta notevolmente sull’equilibrio psico/fisico ma…ci sono fattori esterni che posso decisamente far percepire la « clausura » più o meno sopportabile.

La convivenza, sappiamo tutti, é difficile già in una coppia dove oltre a discussioni per divergenze varie c’é o ci dovrebbe essere il « micio micio bau bau » che fà da collante e rafforza insieme alle esperienze condivise il legame….

In ospedale, ti trovi a condividere uno spazio ridotto con estranei che a loro volta stanno male e che hanno esigenze diverse dalle tue.

Io arrivando da un ricovero di 15gg e avendo assaggiato l’utopica stanza singola, ho percepito lo spostamento come un peggioramento della qualità della permanenza in ospedale.

La mia premonizione é diventata realtà, vuoi per questo mio stato d’ansia, l’essere a contatto di persone che sfortunatamente a loro malgrado versano in condizioni critiche, chi con respiratore per insufficenza, chi con tosse continuativa chi con problematiche di altra natura…non mi ha permesso di chiudere occhio.

Avvisato lo staff infermieristico, mi é stato concesso una sistemazione borderline, spostando per la notte il mio letto nel corridoio.

In questo modo sono riuscito a riposare circa 4 ore…

la routine prevedeva 4 flebo di antibiotici al giorno per debellare questo dopatissimo batterio causa della febbre e infezione alle vie urinarie, la prima in torno alle 5:30 del mattino.

Compresa la situazione, i medici hanno cercato, limitatamente alle disponibilità del reparto e del momento una nuova collocazione per venirmi in contro. Così sono stato nuovamente trasferito in una stanza con due posti letto. In breve nemmeno la notte successiva sono riuscito a dormire in quanto il mio coinquilino aveva bisogno di assistenza continua e tendeva a lamentarsi ed agitarsi…

Anche in questo caso lo staff infermieristico ha agito con il buon senso e mi ha trovato un’altra sistemazione molto borderline per farmi dormire…..

Il giorno seguente il mio vicino é stato trasferito ed é stato rimpiazzato da un signore tranquillo e simpatico con il quale ho instaurato un dialogo, uno scambio…no perché fosse meno malato dei precedenti, anzi, stà lottando fra la vita e la morte ma in uno stato psichico differente e di possibile convivenza.

Raccontata così, posso dare l’idea di chi ha esigenze particolari di chi non tollera nulla ecc ecc…sono ben conscio di essere in ospedale e non in hotel. Vi assicuro che quando sei catapultato in certe realtà e per lungo tempo, purtroppo scattano dei meccanismi di saturazione e autodifesa credo insiti nella natura umana.

Ad ogni modo sono riuscito a trovare, grazie allo staf medico/infermieristico una situazione decisamente tollerabile che mi ha permesso, con accorgimenti, di terminare anche questa degenza.

Ho scritto inizialmente che ho riflettuto molto, ebbene sì. Ho avuto, grazie al miglioramento della qualità della permanenza e al miglioramente dello stato di salute, modo di estraniarmi un pò dalla visione del malato e osservare il contesto in cui ho vissuto per 8gg.

Mi sono reso conto che la Medicina gnerale abbraccia malattie diverse fra loro, persone con patologie tra le più disparate, dall’ alzhemier, sclerosi multipla, chi ha un tumore e malattie importanti di varia natura.

Chi é ricoverato qui ha di norma un’infezione che peggiora le condizioni di quadri clinici già difficili.

Ho osservato lo staff infermieristico, ragazzi/e giovani o meno che Lavorano, nel vero senso del termine. Non solo non hanno il cell. in mano, non ne avrebbero il tempo ma si adoperano in mansioni  svariate, dall’accudire il paziente, ascoltarlo, registrare variazioni da riferire ai medici, lavori fisici ecc.

Personalmente li ho trovati molto Umani, attenti ai soggenti con cui entrano in contatto e anche con i parenti dei pazienti… non bisogna dimenticare che in certe situazioni i parenti vicini possono ostacolare o comunque rendere difficile il lavoro o prendere certe decisioni.

Si può dire: l’hanno scelto loro, é una vocazione, nessuno li ha obbligati…..verissimo ma riduttivo e sterile.

Bisogna ricordare che, io sono il malato, ho bisogno di attenzioni ma mi relaziono con una persona, chi non ha capacità di interazione perché particolarmente grave ha di norma un parente che, credo dovrebbe tener conto il più possibile di ciò.

In due ricoveri, quasi un mese complessivo, ho avuto modo di rapportarmi con malati gravi, che mi hanno fatto sentire Fortunato, nonostante la mia situazione.

Mi sono relazionato con infermieri che il più possibile sono venuti in contro ad esigenze personali, come cercarmi e farmi fare le flebo sul balcone permettendo di continuare a  chiaccherare con amici.

Così come il personale Medico, attenti, comunicativi, per me essenziale, io voglio capire, voglio sapere. Li ho visti correre con defribillatore insieme ad infermieri due volte.

Ho assistito a visite, non ultima la mia, dove si mettono in comunicazione in tempo reale con altri reparti per comprendere la terapia più idonea. Li ho sentiti cambiare tono di voce ed essere decisi nelle situazioni gravi, riportando il paziente alle priorità del ricovero ed infondere fiducia.

Non bisogna darlo per scontato, personalmente osservandoli ho pensato che del corpo umano loro, medici/infermieri, sono il cervello ed il fegato. Entrambi organi vitali. Il cervello perché devono avere capacità di ragionamento rapida, una preparazione in continua formazione e capacità decisionale…il fegato perché filtrano, già filtrano prima credo verso se stessi. Lavorare in un luogo dove la gente stà male non é semplice, tutto il giorno, con i turni, tre, le notti i sabato e le domeniche comprese…poi devono filtrare verso i malati e i pazienti, mantenere la calma.

L’hanno fatto con me nelle due notti dove non riuscivo a dormire. Mi scuso anche qui per l’atteggiamento non consono ma ho trovato comprensione e capacità di risoluzione.

Ci sono i casi di malasanità, verissimo, ma esistono anche queste realtà e bisogna raccontarle. Vero anche che io vivo a Torino, nord Italia con ospedali di eccellenza Molinette, CTO, Candiolo giusto per citarne alcuni.

Invito ad una Riflessione, posso sembrare scontato, banale, polemico..pazienza. Quando un tuo parente, amico o quando tu stesso stai male, l’unica cosa che desideri é GUARIRE, migliorare la qualità della vita.

Vedi spesso in questi reparti i parenti piangere, palpi la sofferenza, la paura, la speranza e l’angoscia. Filtra dalle posture, dagli sguardi , dal timbro di voce….

In tutti questi casi ti rivolgi al Medico. Lui Deve…Lui ha Studiato ecc ecc…

Poi scopri magari che questo medico percepisce tot euro al mese e magari ha uno studio privato…..ecc e allora giù critiche ecc.

Questo lo scrivo facendo un accostamento impopolare ma che penso spesso come malato cronico: se le persone, il popolo si rendesse conto e prendesse coscienza di queste realtà, probabilmente ci sarebbero più soldi stanziati. E non parlo delle Finanziare del governo, parlo del piccolo contributo che singolarmente possiamo donare. Molte persone spendono parecchi soldi per seguire la squadra del cuore.  Giustamente ogni uno di noi spende i soldi come meglio crede…e non si stupisce, anzi trova normale che un calciatore guadagni cifre con molti zeri. Personalmente non ho nulla in contrario ma ciò che mi fà riflettere é come le PRIORITÀ dei più siano verso ciò e poco verso un ramo nel quale la popolazione tutta é coinvolta. Solo che quando sei in prima persona o hai un parente malato, l’aiuto, la speranza la cerchi nel sistema Sanitario, ti aggrappi al Medico…

Investire nella RICERCA, esempio con il 5×1000.

Chiusa la vena di riflessione/polemica…

Non ultimo i miei Amici. Quelli presenti, ogni uno a suo modo, chi con una visita chi con una chiamata, chi portandomi dolci a volontà…persone care che aiutano con la presenza, con un pensiero rendendo la degenza ospedaliera sopportabile e meno noiosa.

A loro va il mio GRAZIE, persone con cui mi sono allenato per anni pronte a fare Milano Torino per una sorpresa e un saluto e quelli che ogni giorno mi hanno rivolto un pensiero.

Ora, causa questa infiammazione alla prostata, non posso pedalare, niente bici per un pò e cura antibiotica da casa per 5 settimane. Pazienza, l’importante e che mi ristabilisca definitivamente. Mi attende ancora un round, quello del C.R.F a Moncrivello, il centro di recupero funzionale per la fisioterapia. Sto aspettando di sapere il giorno del ricovero.

Complessivamente sono positivo, nonostante il calo fisico dovuto alla tiroide, l’infiammazione batterica e ancora un mese di fisioterapia…. mi concentro sul recupero per poter effettuare il prossimo viaggio. Questo obiettivo mi fà percepire quello che vivo come la preparazione di un match…rimani concentrato, sopporti, a volte soffri ma il risultato finale é fonte di vita di soddisfazione personale.

 

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