22-05-2018 day by day…

Racconto spesso dei miei giri in bici a volte lunghi, a volte di un solo giorno o poche ore…ma la maggior parte del tempo che passa, lo trascorro in città, a Torino, fra gli impegni quotidiani, fra casa, lavoro, piscina, palestra, commissioni, come tutti, esattamente come chiunque altro, poi ci sono gli impegni in ospedale, tra visite di controllo e somministrazione di farmaci.

Tutti questi spostamenti vengono effettuati da me con la bicicletta. La mia bici da città, modificata ed adattata in base alle mie esigenze, con manubrio stretto per passare in  mezzo alle auto in coda, porta pacchi con borse laterali per il trasporto di oggetti e borsa della piscina/palestra e porta pacchi anteriore per il trasporto di borsa aggiuntiva.

A volte mi muovo utilizzando il “trasporto intermodale”  l’utilizzo combinato di differenti mezzi di trasporto, come treno più bici. In ogni caso cerco il più possibile di utilizzare la bicicletta come life style, che poi è divenuto un modo per aiutare le mie gambe ed ora anche un prolungamento delle stesse .  

Oltre a questo modo di muovermi e di vivere lo spazio intorno a me,  mi aiuto, sia per contrastare il degenerare della malattia, sia per il mio benessere psicofisico con il nuoto, con la palestra, mediante il pugilato e con esercizi di propriocezione e stretching a casa, già di prima mattia, quando al risveglio i sintomi della spasticità sono forti, causa immobilità degli arti durante le ore di sonno.

Così spesso la mia bici da città è più simile ad una bici da cicloviaggiatore, tutta carica con le diverse borse che mi servono a contenere gli oggetti per l’ufficio, gli oggetti che utilizzo in palestra o piscina e poi la borsa del pronto intervento in bici, con camere d’aria, pompa, attrezzi, elastici e luci di scorta.

Mediamente in una settimana percorro dai 120 ai 200 km solo con gli spostamenti in città. Poi cerco di andare in piscina due volte, a volte anche tre, dipende dallo stato fisico, se avverto più o meno astenia e un paio di volte in palestra per la coordinazione motoria.

Quando a questo riesco ad associare un’uscita lunga in bici nel week end, tempo permettendo e malattia permettendo…bè sono contento.

Per molti questo che racconto può sembrare un’esagerazione, una “fissa”… in realtà per chi, come me, ha praticato sport a livello agonistico, rimane una “dipendenza”, quella legata allo produzione di endorfine https://it.wikipedia.org/wiki/Endorfine ( le endorfine svolgano un’azione di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori ), e serotonina https://it.wikipedia.org/wiki/Serotonina(  la serotonina svolge numerose funzioni che vanno dalla regolazione del tono dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità, all’empatia, funzioni cognitive, creatività e appetito ). Naturalmente queste attività devono essere ricalibrate in rapporto alla patologia, ma nel mio modo di vivere questa “esperienza” c’è l’idea che ogni giorno che passo a svolgere un’attività che mi fà stare bene, ogni volta che mi tengo psico fisicamente attivo è un giorno in cui faccio tribolare la « subdola », è un giorno in cui io impongo, o almeno provo ad imporre la mia volontà e Le ricordo che sono presente e con la guardia alta. 

Spesso arrivo in ufficio tutto affannato, ho pedalato con la bici carica, piena di borse, lottando contro il tempo che passa inesorabile per timbrare ad un orario consono…e mi viene in mente, sorridendo, Fantozzi che nella sua saga corre per timbrare in orario… Arrivo, parcheggio la bici nell’area riservata e ci metto qualche minuto per togliere le borse che mi servono in ufficio e lascio legate sulla bici quelle che utilizzerò poi in palestra/piscina.

Tutti i giorni la medesima routine, ma se pur a volte in maniera quasi tragicocomica per le peripezie che mi vedono impegnato in mezzo al traffico cittadino del mattino, mi sento Vivo e fortunato nel potermi ancora muovere così. Mi sento libero, anche quando piove, anche se con mantellina e caschetto, un incrocio tra Batman e la Formica Atomica…si, stò bene, affannato, umido, con le gambe rigide per lo sforzo appena scendo dalla bici e mi dirigo alla bollatrice con passo claudicante …però mi sento bene, contento di essere riuscito ad arrivare alla meta con le mie gambe, ascoltando il mio corpo e vivendo la strada, il percorso, con le sue pendenze e le sua asperità, tanto che oramai, facendo più o meno i medesimi percorsi, conosco i tombini, e dove mettere le ruote.

Questo fà parte delle mie giornate, della mia routine, ho trasportato quasi ogni cosa trasportabile su una bici…sempre con il sorriso sul volto e la libertà di non rimanere intrappolato in code od ingorghi estenuanti…per Me questo è sinonimo di Libertà e di Vita.

 

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