l’1 e il 2 sono giorni di festa, casa del mio amico gremita di amici e bimbi, quindi ritmi diversi pur senza risparmio ai vari brindisi tra vini e caffè e ammazza caffè ecc.

Mi trovo a vestire i panni dello Zio, panni che vesto con piacere, sempre piaciuti i bimbi non ho difficoltà ad entrare in empatia, specialmente con alcuni, se poi sono di amici cari…è davvero un piacere. Per i bimbi, quando sono piccoli tu sei il loro mondo, dipendono da te, i neonati nella loro fragilità tirano fuori una grinta nel farsi capire e soddisfare i propri bisogni che ho sempre ammirato. Quando divengono più grandi, i bimbi, ti osservano e  senza filtri a volte, all’ improvviso fanno domane o danno risposte o esprimono giudizi non contaminati dalle convenzioni sociali, proferiscono parole crude a volte dure o fanno domande che ad alcuni possono apparire imbarazzanti. Mi sono sempre piaciuti i bimbi e il loro esprimersi diretto.

Con questi ritmi diversi cosa rimane invariata è la rigidità, l’ipertono, degli arti inferiori al risveglio. Pur essendo con altri e non avendo le mie tavolette per la propriecezione, devo comunque fare degli ex di stretching per attivarmi. Se voglio andare al Bar del paese per il caffè devo pur camminare…quindi 15/20 minuti li dedico allo strettching.

Dopo il pranzo del 2/3 ed un giro dei vari dolci preparati iniziano i preparativi per il rientro a Torino.

Una volta aver chiuso le borse, aver preparato la bici ed essermi vestito con indumenti adeguati, raggiungo tutti in piazza per l’ultimo caffè al Bar e un saluto.

Parto nel pomeriggio saranno state le 15.40 abbondanti e qualcosa mi spinge a fare una variazione d’itinerario. È come se non avessi voglia di tornare a casa, non ho nemmeno voglia di pedalare, non mi sento particolarmente in forma.

Decido di passare da Lessolo, 10 km di discesa verso Ivrea, passo da Ivrea e mi dirigo verso Mercenasco, poi Candia, Are per arrivare a Chivasso, da lí proseguo per Castagneto pò, San raffaele Cimena, Gassino Torinese. Qui devio e mi dirigo verso Settimo Torinese e poi Torino.  Un totale di 83 km.

L’andatura è stata lenta, l’ultimo tratto anche con “scazzo” se possiamo definirlo cosí.

Non sono sempre con un mood up quando pedalo, specialmente in quei giorni dove la condizione fisica non accompagna. Pedalare, come ho scritto più volte, aiuta a pensare a riflettere, questo a volte non è sempre un bene, nel senso che i pensieri che uno estrapola durante le pedalate non sono per forza sempre di gioia e ottimismo irrefrenabile a volte ti dirottano su pensieri “tragicamente lucidi” e si fanno i conti con la propria realtà. Mentre pedalavo ho pensato alla casa che stò per ristrutturare e al fatto di dover comunque tener presente che nel bagno o nella porta di ingresso, porta che dà sul cortile posteriore e camera da letto io debba eliminare le “barriere architettoniche” e ci debba essere lo spazio per far passare una carrozzina.

Detto questo non affermo che io finirò in carrozzina…neache mi ci voglio immaginare. C’è però un però..quella tanto nominata “spada di Damocle” che pende sulla mia testa e che forse pende sulla testa di tutti noi, sulla mia però si è manifestata ed io vivo osservandola e facendo di tutto perchè l’esile crine di cavallo, che sencondo il mito Greco, era atto a sostenere la spada, non ceda. Questo pensiero da quando è sopraggiunto mi ha lasciato un retrogusto che nei momenti in solitaria ricorda di esistere e deve essere rielaborato.

Arrivo a Torino in serata per l’ora di cena. Faccio la doccia e cerco di lavarmi di dosso certi pensieri e concentrarmi sugli impegni della settimana e sull’essere stato in sella alla mia bici per 138 Km in compagnia di Amici.

Questo weekend è andato, direi bene, ora il prossimo appuntamento sarà legato al 19 Aprile e alla visita Fisiatrica presso il centro delle Molinette per l’innoculo della Tossina botulinica alla gamba dx, ma c’è ancora un weekend di mezzo…e possibili giri da fare.